PEDIATRIA INTEGRATA: L’ALIMENTAZIONE DEL BAMBINO
Uno degli aspetti basilari della pediatria integrata è l’alimentazione del bambino.
L’alimentazione durante l’accrescimento deve poter garantire non solo lo sviluppo psico-fisico del bambino, ma deve rappresentare un utile mezzo di prevenzione di numerosi disturbi correlati all’età come allergie, malattie infettive, colite e, negli ultimi anni, anche ipercolesterolemia e diabete.
La malnutrizione per difetto, a cui abbiamo assistito negli anni Cinquanta, è stata radicalmente soppiantata da un’alimentazione per eccesso.
Attualmente il regime alimentare del bambino è spesso ipercalorico e sbilanciato, caratterizzato da un ridotto consumo di alimenti di origine vegetale e integrale, e nel contempo ricco di grassi e zuccheri a rapido assorbimento come succhi di frutta, bevande zuccherate, merendine.
Il dilagare del sovrappeso e dell’obesità tra i bambini e gli adolescenti rappresenta un problema di notevole rilevanza sociale.
Secondo l’International Obesity Task Force, infatti, 22 milioni di bambini nel mondo, al di sotto dei 5 anni di età, sono sovrappeso o obesi. A tale riguardo l’Italia è il paese che detiene il primato negativo con la prevalenza più elevata d’Europa (36%).
Sembra che, in linea generale, i genitori tendano maggiormente a preoccuparsi se i propri figli non mangiano a sufficienza, mentre al contrario i problemi di iperalimentazione vengono spesso sottovalutati o diagnosticati tardivamente, quando il bambino è già sovrappeso o obeso.

Una corretta alimentazione deve iniziare dalla nascita con l’allattamento al seno, laddove possibile, e proseguire con un corretto divezzamento. È noto, infatti, che il tipo di alimentazione, sia per quantità che per qualità, nei primi mesi e anni di vita, abbia degli effetti rilevanti sulla crescita.
Diversi studi hanno confrontato gli effetti del latte materno rispetto ai latti formulati e hanno evidenziato che il latte materno è l’unico in grado di fornire la giusta combinazione di nutrienti e anticorpi di cui il neonato ha bisogno.
Il latte materno, infatti, oltre a favorire la crescita fisiologica del neonato, offre ulteriori e innumerevoli vantaggi in termini di salute, sia a breve che a lungo termine, tutto ciò grazie all’effetto che esercita sul sistema metabolico e immunitario del neonato stesso.
L’effetto preventivo nei confronti dell’obesità, determinato dall’allattamento al seno, avviene attraverso tre meccanismi strettamente correlati come una ridotta stimolazione di tipo neuroendocrino, una velocità di crescita fisiologica nel primo anno di vita e un maggiore senso di autoregolazione dei meccanismi fame - sazietà.
Inoltre l’allattamento esclusivo al seno per almeno i primi 4 mesi riduce del 72% l’ospedalizzazione per infezione delle vie aeree inferiori per i primi 12 mesi di vita. La letteratura scientifica ne evidenzia anche un effetto immunomodulatore e di protezione da patologie allergiche ed autoimmuni; nei neonati allattati al seno per almeno i primi 4 mesi di vita, infatti, l’incidenza di allergie alimentari, dermatite atopica e asma, risulta notevolmente ridotta rispetto alla media della popolazione generale.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda l’allattamento esclusivo al seno per i primi 6 mesi di vita, e suggerisce di introdurre alimenti diversi dal latte dopo i 6 mesi. Inoltre viene raccomandata la prosecuzione dell’allattamento al seno fino ai due anni o anche di più, qualora la mamma e il bambino lo desiderino.
La letteratura scientifica è concorde nel ritenere che un’introduzione anticipata di cibi solidi, già dai 3-4 mesi, possa determinare un’accelerazione della velocità di crescita responsabile di un aumentato rischio di obesità, diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari a lungo termine; al contrario, un divezzamento ritardato, effettuato cioè oltre i 6 mesi, pare possa determinare un rallentamento della velocità di crescita staturo-ponderale.
Un corretto divezzamento che preveda scelte alimentari adeguate da parte della famiglia e del pediatra è di fondamentale importanza per il bambino, sia per il suo stato di salute che per le sue scelte alimentari future.
Inoltre è bene evitare una precoce o una tardiva introduzione di glutine, prima dei 4 mesi oppure dopo i 7 mesi, possibilmente mentre il bambino è ancora allattato al seno in modo da ridurre il rischio di celiachia oppure di diabete mellito di tipo 1 e di allergie.
Un errore frequente nell’alimentazione di un bambino tra 6 e i 24 mesi è l’abuso di proteine, è molto importante invece rispettare il fabbisogno proteico specifico per età secondo i LARN (Livelli di assunzione di riferimento per la popolazione italiana).
Evitare, infatti, di commettere errori nei primi mesi di vita contribuisce a limitare il rischio di complicanze cardiovascolari nell’età adulta.
Nell’ambito di un regime alimentare corretto, i LARN pubblicati nel 2014 raccomandano una riduzione dell’assunzione di proteine sia in questa, sia in tutte le fasce di età nella quale un elevato consumo di proteine, superiori al 20% dell’energia totale, può compromettere la funzionalità renale e il metabolismo dei fluidi.
Inoltre, come già evidenziato, un consumo di proteine superiore al 15% del fabbisogno energetico predispone al rischio di sviluppare sovrappeso e obesità sia nell’infanzia che nell’età adulta, confermando pertanto la stretta correlazione esistente tra eccesso di proteine, sovrappeso e obesità.
Alla luce dei profondi cambiamenti che hanno portato ad un incremento di malattie cardiovascolari, sovrappeso e obesità, è importante che l’alimentazione dei bambini, e non solo, privilegi prodotti vegetali come frutta, verdura, cereali al fine di garantire uno stile alimentare ad elevato valore qualitativo più che quantitativo.
Il valore di una corretta alimentazione, in un’ottica di Pediatria Integrata, è ancora più alto se consideriamo l’influenza decisiva che essa ha sul microbiota intestinale.
Il microbiota intestinale è l’insieme di microorganismi simbionti che si trovano nel tubo digerente dell’uomo e che convivono in esso senza danneggiarlo.
Questi microrganismi presentano un loro patrimonio genetico che prende il nome di microbioma.
Si tratta di un sistema notevolmente complesso di microbi che, interagendo, giocano un ruolo cruciale nella digestione e nella difesa immunitaria. Questa rete influenza le funzioni endocrine e ha effetti persino sul sistema nervoso centrale. Numerosi studi hanno dimostrato che una composizione diversificata ed equilibrata del microbiota intestinale è di primaria importanza per il benessere umano.
Questa comunità batterica estremamente variegata, in un individuo sano, comprende ceppi batterici protettivi in quantità superiori rispetto a quelli potenzialmente dannosi. Questa composizione assicura una divisione efficiente e benefica delle attività che si svolgono all’interno dell’intestino. La perdita di questa diversificazione, unita alla comparsa di squilibri tra le proporzioni dei ceppi batterici, può avere gravi conseguenze come la disbiosi, un’alterazione dell’equilibrio microbico del tratto gastrointestinale.

La disbiosi può essere provocata da un’alimentazione errata e/o da un uso scorretto di farmaci, essa è correlata a diverse patologie e disturbi quali diarrea, sindrome del colon irritabile o malattia infiammatoria dell’intestino, tumore del colon-retto e anche alcune patologie epatiche e allergie, nonché malattie collegate all’alimentazione come obesità, diabete di tipo 2 e celiachia.
Tali alterazioni del microbiota intestinale hanno effetti anche sul sistema nervoso centrale, infatti è ormai noto che intestino e cervello sono connessi da una moltitudine di pathway di comunicazione, utilizzati da trasmettitori e metaboliti batterici. Non sorprende quindi che persino disturbi mentali e dello sviluppo neurologico come la depressione, l’ansia e l’autismo possano essere collegati alla disbiosi del microbiota intestinale.
Alla luce di queste considerazioni la scienza della Probiotica, cioè l’uso basato su evidenze scientifiche- di miscele di batteri appositamente formulate e somministrate per la prevenzione o la cura di molte malattie, sia come terapia di prima scelta o complementare a trattamenti farmacologici, deve far parte del sostrato culturale di un pediatra che sceglie la Pediatria Integrata.
Il Dott. Massimo Morasca, Specialista in Pediatria, svolge da più di 30 anni la pratica professionale, e ha visitato più di 35.000 bambini, applicando lo studio e la ricerca della Pediatria Integrata, sempre perseguendo l’ideale di medicina aperta, libera da pregiudizi e realmente vicina alla sofferenza. Una medicina integra, personale, umana.
Il presente estratto è tratto dall’articolo “Medicina Integrata, medicina della complessità” di prossima pubblicazione.
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