Esiste una dieta per la tiroide?
Si sente spesso parlare di alimenti più o meno indicati per chi soffre di disfunzioni tiroidee. Ma esistono delle evidenze scientifiche che possono giustificare questi consigli dietetici? E ci sono integratori alimentari utili e sicuri?

La prevalenza dei casi di disfunzioni tiroidee è molto elevata: in età adulta, le donne sono molto più soggette alle malattie tiroidee rispetto agli uomini: una donna ha il 20 per cento di possibilità di sviluppare problemi alla tiroide nel corso della sua vita. I fattori genetici sono responsabili di circa il 65% delle variazioni tra le persone dei livelli degli ormoni circolanti, ma diversi altri fattori influiscono sulla funzionalità della tiroide: tra questi, l'età e il sesso, il tipo prevalente di flora batterica (microbiota), lo stress, l'utilizzo di alcuni farmaci e fattori ambientali. Tra questi ultimi, si sente parlare spesso di diete o alimenti controindicati, così come di integratori specifici per la tiroide.
Vediamo quali sono i nutrienti e gli accorgimenti dietetici utili e quelli controindicati.

Fabbisogno di iodio
Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, la carenza di iodio è uno dei più gravi problemi di salute pubblica. Il giusto apporto di iodio è particolarmente importante per le donne in gravidanza e per i bambini.
Lo iodio è un nutriente essenziale per l'uomo in quanto è un componente fondamentale nella struttura chimica degli ormoni tiroidei. Per questo motivo, un insufficiente apporto di iodio può portare a sviluppare o peggiorare una situazione di ipotiroidismo. Per la popolazione italiana adulta sana si considera un apporto adeguato la quantità di 150 µg al giorno, che è leggermente maggiore nelle donne in gravidanza e in allattamento (200 µg/giorno) per tenere conto che, durante la gravidanza, le elevate concentrazioni di estrogeni determinano una riduzione del riassorbimento a livello renale dello iodio e, durante l'allattamento, per compensare lo iodio escreto nel latte materno, necessario per la crescita del neonato. È da tener presente che anche un apporto in eccesso può essere nocivo, in quanto potrebbe causare ipertiroidismo e, seppur gli studi non siano "definitivi", sembra che possa indurre tiroidite autoimmune.
Alimenti, sale iodato, integratori
Lo iodio può essere assunto con gli alimenti, il sale arricchito con lo iodio o attraverso gli integratori. La fonte principale sono gli alimenti, principalmente il latte e carne e, in misura minore, cereali e ortaggi e non (come si è portati a pensare) dal consumo di prodotti ittici che, seppur contengano più iodio rispetto agli altri alimenti, in genere vengono consumati in quantità e frequenza ridotta.
Tabella. Contenuto di iodio di alcuni alimenti
Alimento | Contenuto di iodio (µg/100 g di alimento) |
---|---|
Carne e derivati | 5 - 30 |
Latte e derivati | 15 - 60 |
Uova | 50 |
Pesce e molluschi | 10 - 140 |
Altra fonte importante è il sale iodato (o iodurato). È importante sottolineare che il sale marino normalmente commercializzato non contiene iodio, nonostante il nome faccia pensare il contrario: questo perché il sale marino si impoverisce di iodio durante il processo di raffinatura per l'eliminazione delle impurità. Per questo motivo, dal 1990, per legge, il sale iodato prevede un'aggiunta di 30 mg di iodio per kg di sale.
Infine, un'altra fonte importante per l'apporto di iodio sono le alghe, il cui consumo può costituire sicuramente una buona alternativa, in sostituzione di verdure/ortaggi "terrestri", così come era nella tradizione di molti paesi rivieraschi in Italia e nel mondo fino a pochi anni fa. È sconsigliabile invece utilizzare, in maniera continuativa, integratori a base di alghe perché molte specie possono contenere quantità elevate di iodio che vengono "concentrate" se assunte sotto forma di capsule/compresse.

Verdure crucifere
Si sente spesso l'indicazione di eliminare le piante appartenenti alla famiglia delle Brassicacee (o crucifere: cavolfiori, cavoli, broccoli, cavoletti di Bruxelles ecc.) perché ricche di particolari sostanze, i glucosinolati, che si pensava potessero ridurre la quantità di iodio disponibile nella tiroide e favorire così l'ingrossamento della ghiandola (gozzo tiroideo): tutto ciò però non è sostenuto da evidenze scientifiche convincenti. Quindi mangiamo tranquillamente questi vegetali, utili soprattutto nella prevenzione dei tumori.

Soia e isoflavoni
I prodotti alimentari a base di soia (tra cui latte di soia, tofu, salsa di soia, tempeh e miso), contengono, in quantità variabile, dei particolari composti, gli isoflavoni (composti polifenolici), che si pensava potessero interferire con la sintesi dell'ormone tiroideo, provocando così ipotiroidismo. In realtà, dagli studi svolti, si è visto che gli effetti negativi sulla funzione tiroidea sono molto limitati con un consumo di quantità normali di soia. Solamente nei neonati con ipotiroidismo congenito può essere utile, in via precauzionale, evitare la somministrazione di latte artificiale a base di soia o aumentare il dosaggio di levotiroxina.
In definitiva, quindi, il consumo di una quantità ragionevole di soia (anche 1-2 prodotti alimentari a base di soia oppure di fagioli di soia al giorno, come spesso succede in chi segue diete vegetariane) non aumenta il rischio di disfunzione alla tiroide. Più incerto è il discorso relativo all'assunzione di integratori a base di isoflavoni di soia: come per il discorso fatto a proposito delle alghe, la "concentrazione" e l'isolamento di queste sostanze dalla soia, e la loro assunzione in quantità elevata e concentrata, potrebbe non dare gli stessi effetti "trascurabili" che si hanno consumando la soia sotto forma di alimenti completi. Gli studi in proposito non sono tutti concordi.
Micronutrienti minerali
Selenio
Il selenio è un micronutriente importante per il metabolismo dell'ormone tiroideo. La maggior parte degli studi sul rapporto tra selenio e malattie della tiroide ha riguardato la tiroidite autoimmune cronica e l'indicazione di una parte di questi studi è che, in questa patologia, l'integrazione di selenio possa essere utile, perché bassi livelli sono stati associati a maggiori rischi di gozzo e noduli tiroidei. Tuttavia, sebbene l'assunzione di selenio possa ridurre i livelli degli autoanticorpi tiroidei nel breve periodo, non è ben chiaro se questo effetto possa portare al mantenimento, a lungo termine, della normale funzione tiroidea oppure anche ad una diminuzione, nelle donne in gravidanza, di eventi ostetrici avversi. Generalmente, al momento, i consumi alimentari medi della popolazione sembrano sufficienti a coprire il fabbisogno di selenio per cui non è necessario prevedere una forma di integrazione con prodotti specifici in caso di problemi alla tiroide.
Zinco, rame e magnesio
Così come per il selenio, dai migliori studi fin qui fatti, al momento non sembra opportuno proporre l'integrazione di questi oligoelementi esclusivamente allo scopo di promuovere la funzionalità tiroidea.
Fluoro
Il fluoro si trova naturalmente nell'ambiente o aggiunto nell'acqua potabile pubblica per la prevenzione della carie dentale. Possiamo trovarlo anche in alcuni prodotti come tè, alimenti trasformati, prodotti dentali e integratori. Alcuni studi condotti negli anni '70 sugli animali fecero ipotizzare che l'esposizione a quantità elevate di fluoro potesse portare alla riduzione dei livelli sierici di ormoni tiroidei. Al momento però è difficile determinare se, ed eventualmente in quale grado, un'esposizione al fluoro possa influire negativamente sulla salute della tiroide.
Altri integratori
Sono state testate anche altre sostanze ("nutraceutici") per cercare di migliorare la funzionalità tiroidea in caso di malfunzionamento. Tra queste, le principali sostanze studiate sono la carnitina, il mio-inositolo, la melatonina e il resveratrolo, vitamina D: in generale, la maggior parte delle ricerche condotte sino ad ora non sono di elevata qualità, e per giunta con risultati non univoci. Per questo, al momento non è consigliabile proporre questi integratori per "correggere" eventuali disfunzioni della tiroide.
Dieta senza glutine e tiroide
Sembra possibile che ci sia una relazione tra celiachia e malattia tiroidea autoimmune: tutto ciò non è sorprendente, in quanto il rischio di avere una seconda patologia su base autoimmune è più alto quando ne sia già stata diagnostica un'altra. È bene dire però che non ha senso, almeno alla luce delle conoscenze attuali, seguire una dieta senza glutine, in assenza di celiachia, per i pazienti con o senza malattia tiroidea accertata.

Raccomandazioni finali
Allo stato attuale delle conoscenze, è possibile dare i seguenti consigli:
- Non trascurare l'apporto giornaliero di iodio soprattutto nelle persone con restrizioni dietetiche o che stanno programmando una gravidanza, durante la gravidanza o in fase di allattamento;
- Utilizzare sempre il sale iodato, pur con molta moderazione, a meno di patologie specifiche (nel caso seguire le indicazioni dell'endocrinologo);
- consumare tranquillamente le verdure appartenenti alla famiglia delle Brassicacee (tutti i cavoli, broccoli ecc.), così come i fagioli di soia o prodotti derivati da farine di soia negli adulti, ovviamente in quantità e frequenza "ragionevole" e nel contesto di una dieta varia ed equilibrata.
Copyright: Natural1, rivista mensile di informazione tecnico-scientifica nel campo del naturale, numero di novembre 2021, p. 10
Il Dott. Iacopo Bertini, è Biologo Nutrizionista, PhD, Erborista e Membro del Comitato Scientifico A.I.Nut. (Associazione Italiana Nutrizionisti).
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